la copertina del libro

Nella cucina di Giorgio Morandi

Un libro raccoglie i ricordi e i momenti vissuti in casa del pittore bolognese intrecciandoli con un filo speciale: il ricettario di famiglia

Sfogliare un libro ritrovandosi dentro una pièce teatrale. Il palcoscenico è piccolo, 15×10.5 centimetri, ma nelle dimensioni di una mano trovano spazio diversi personaggi. Ci sono Dina, Annetta e Maria Teresa, tre sorelle alle prese con budini e minestre. La luce le illumina mentre si trovano in cucina, la stanza che prende gran parte della scena. Come se si potesse spiare attraverso lo spiraglio di una porta socchiusa, ecco invece Giorgio Morandi di fronte alla sua tela. Si chiama “Una straordinaria normalità” il libro dal sapore vagamente pirandelliano edito da Corraini e scritto da Simone Sbarbati sulla base delle testimonianze del libro delle ricette di famiglia e di un habitué della casa di via Fondazza, Carlo Zucchini. 
Drammaturgia di un ricettario, quindi: pagine vergate a mano dalle sorelle Morandi dove sono riportati minuziosamente ingredienti e modalità per preparare zuppe, primi piatti, contorni e tanti, tantissimi dolci di cui tutti erano ghiotti. Ogni tanto fanno il loro ingresso in scena alcune comparse che parlano attraverso lettere o aneddoti mentre sullo sfondo i riflettori lasciano intravedere la figura materna, Maria Maccaferri, colei che per prima decise di annotare i sapori di casa Morandi. Ed è così che questo quaderno annotato, illustrato, protetto con rispetto dagli intingoli della cucina, arricchito dai ritagli dei giornali dell’epoca, diventa l’escamotage per entrare in punta di piedi nell’intimità domestica del grande pittore bolognese. 

“Zucchini avrebbe materiale per tanti altri libri” dice Sbarbati che ha avuto il privilegio di prendere parte a questa storia grazie a lunghe sedute con Zucchini al bar del MAMbo, il museo bolognese che custodisce la collezione Morandi. “Sono stato chiamato da wonderingstars, un’associazione bolognese che si muove tra arte, design e cultura del cibo e che si è occupata a lungo di Morandi, per curare i testi. L’anima del libro è senza dubbio Carlo” sottolinea l’autore. Carlo Zucchini è stato un maestro elementare con la passione per il cinema. Fu proprio questo ad avvicinarlo all’artista che ebbe modo di dire che, se si fosse trovato nella condizioni di ricominciare da capo, si sarebbe dedicato proprio a quest’arte o alla fotografia. L’amico frequentò per una decina di anni la casa con Morandi in vita ma continuò la consuetudine con la sorella Maria Teresa che lo nominò garante della donazione delle opere del pittore al Comune di Bologna. 

Quello che emerge in questo volume è un aspetto poco noto del pittore, raccontato senza filtri attraverso i suoi gusti e agli odori che, quasi per incanto, scaturiscono vividi dalla parola scritta. “Masterchef e la moda del cibo non c’entrano nulla” garantisce Sbarbati che non ha avuto ancora modo di testare le ricette “sono tutte abbastanza grasse per i nostri palati, andrebbero un po’ alleggerite”. “Sappiamo tuttavia che in casa Morandi si mangiava molto bene, abbiamo numerose testimonianze ma non quella di Carlo che da loro non si fermò mai né per pranzo né per cena” aggiunge il co-autore “durante la stesura del libro abbiamo rintracciato gli ultimi due viventi seduti a quella tavola. Sono olandesi e all’epoca avevano poco più di vent’anni: non si ricordano nulla di quella esperienza se non che avevano mangiato un buon piatto di pasta e un’insalata”. 

Tra le tante ricette, il riso è una presenza ricorrente. Non manca la versione “morandiana” della torta di riso, dolce tipico bolognese, ma guai a pensare che in quella casa si mangiasse solo cucina tradizionale. Uno dei personaggi secondari di questa pièce è lo storico dell’arte e critico Cesare Brandi che, invitato a pranzo, dando per scontata la presenza di tortellini o passatelli nel piatto, si ritrovò invece un risotto al curry. È lo stesso Brandi a dire che a Morandi piaceva il curry, spezia a quel tempo non facile da trovare ma conosciuta attraverso i viaggi in Egitto delle sorelle. Anche lo storico dell’arte rimase colpito dal curry e riuscì a strappare il segreto della ricetta: una mela grattata per dare la giusta densità. “Purtroppo noi quella ricetta non ce l’abbiamo” confessa con rammarico Sbarbati che, avendo origini marchigiane, è rimasto colpito da alcune debolezze dell’artista. “Andava matto per il ciauscolo, un salame delle mie parti che si faceva spedire dall’amico Osvaldo Licini” svela “lui, dalla sua, ricambiava con la cioccolata per la figlia”. È anche grazie a quel ciauscolo che la seriosità di Morandi viene a vacillare, lui che viene descritto di solito come un “solitario dentro la sua torre d’avorio”. 

IL LIBRO

La cucina è il cuore di una casa: è l’angolo in cui ci si ritrova, dove si consuma la magia del mangiare insieme, il rito del cucinare. È luogo e momento privilegiato per osservare e conoscere una famiglia, la sua identità. Una straordinaria normalità. Cucina e ricette in Casa Morandi, è la raccolta dei ricordi e dei momenti vissuti in casa Morandi intrecciati insieme con un filo speciale: quel ricettario di famiglia che prima la madre e poi le tre sorelle del pittore hanno scritto e conservato.

GLI AUTORI

Simone Sbarbati, papà, co-fondatore e direttore di Frizzifrizzi, scrive di arte, design e cultura, collabora con alcune riviste indipendenti e insegna comunicazione.
Carlo Zucchini, maestro elementare, frequentò la casa di Giorgio Morandi per 10 anni mentre era vivo l’artista e continuò questa frequentazione fino a quando, rimasta sola Maria Teresa Morandi, collaborò con lei aiutandola a risolvere problemi di autenticità dei lavori inediti del fratello, infine Maria Teresa lo nominò Garante della Donazione delle opere di Giorgio Morandi al Comune di Bologna.

Da quello studio, se il libro avesse anche l’audio, sentiremmo il rumore di carta stropicciata. “Era goloso di caramelle e conservava gli incarti dove annotava appunti sui colori che usava” racconta Sbarbati “Morandi era anche un uomo ironico, diverso dall’immagine che molti ne hanno. Non c’è nulla di romanzato: emerge Morandi per quello che è stato veramente”. “Lasciatemi lavorare!” grida il pittore dal suo studio mentre respinge visitatori anche piuttosto illustri, nei ricordi di Zucchini. “Era ossessionato dal suo lavoro, sentiva l’urgenza di tirare fuori la sua arte” aggiunge Sbarbati “il suo impegno aveva un qualcosa di religioso. Ecco perché il libro ha un formato simile a quello di un ricettario ma anche a quello di un breviario, per restituire questa dimensione”. Le luci della cucina si spengono ma dall’altra stanza si intravede un timido bagliore. Cala il sipario su casa Morandi. Finalmente Giorgio può lavorare chino sotto l’unica lampadina dello studio. Nell’aria si scontrano ancora i vapori del brodo e l’odore pungente dei colori a olio. L’essenza di quella straordinaria normalità. 

Giorgia Olivieri

Giorgia Olivieri

Giornalista, scrive quello che vede come fosse al bancone del bar. Co-autrice di Grand Tour Bologna

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