Eurovision 2018, manuale per principianti

La chiamano la Champions League della musica ma in Italia è uno sport che ancora non prende piede. E se imparassimo a conoscere l’Europa attraverso le canzoni?

Tra centinaia di amici sui vostri social network sarete sicuramente incappati in qualcuno che divertito commentava performance di artisti dai nomi inconsueti dal sapore iberico, balcanico o sovietico. Ecco, i vostri amici probabilmente in questi giorni stavano guardando l’Eurovision trasmesso su Rai4 nelle serate dell’8 e 10 maggio con la finale che andrà invece in onda su Rai1 sabato 12. 

Ma di che cosa si tratta esattamente? L’Eurovision Song Contest è un festivalone musicale trasmesso in tutto il mondo che ogni anno porta sul palco di una capitale oltre 40 artisti provenienti non solo da tutto il continente europeo ma anche dall’Australia (partecipano perché a loro piace talmente tanto che sono diventati europei ad honorem), da Israele che fa parte dell’EBU (European Broadcasting Union) così come l’Azerbaijan o la Georgia. L’edizione di quest’anno, la 62esima, si svolge a Lisbona perché l’anno scorso a salire sul gradino più alto del podio è stato il portoghese Salvador Sobral. Funziona così: tocca al paese vincitore ospitare l’edizione dell’anno venturo con tutto quello che ne segue in termini organizzativi. Lo show è diviso in due semi-finali dove ne passano dieci alla volta e una finale dove si esibiscono i venti più i “Big Five” (Italia, Francia, Regno Unito, Germania, Spagna, nazioni che contribuiscono economicamente in maniera più significativa all’EBU) e il paese che ospita (in questo caso il Portogallo). 

L’Italia per tredici anni è mancata dalla competizione e nel 2010 è tornata in gara legandosi a Sanremo, il brano infatti non deve essere inedito. Da noi chi ha fatto salire la febbre da Eurovision ultimamente è stato Francesco Gabbani partito come uno dei potenziali vincitori ma si sa che fine fa chi entra papa in un qualsiasi agone. Sul palco quest’anno dell’Altice Arena si esibiscono Fabrizio Moro e Ermal Meta con “Non mi avete fatto niente”, la canzone vincitrice dell’ultimo festival della canzone italiana ma l’hype per MetaMoro quest’anno è decisamente meno isterico. 

Nonostante il Festival di Sanremo sia l’ispirazione dell’Eurovision, qui il ritmo è decisamente diverso. Non ci sono comici, pochissimi i siparietti solo se funzionali tecnicamente, la conduzione è ridotta all’osso. C’è solo la gara. Si avvicendano sul palco un artista dopo l’altro per un pezzo che non deve superare i tre minuti. Via uno, sotto un altro. Non ci sono casi sociali da sottoporre all’attenzione del grande pubblico né cambi d’abito. Insomma, impossibile fare una pipì o fumarsi una sigaretta: nel tempo in cui Sanremo si accinge a presentare meno della metà delle canzoni in gara, all’Eurovision ci si sta già lavando i denti per andare a letto. E poi il regolamento, altro che giurie e televoto. O meglio, ci sono giurie e televoti anche qua ma con meccanismi comprensibili solo ai laureati in matematica pura tanto che i neofiti cominciano a capire come funziona il voto quando, durante la finale, si è arrivati alla fine. Da non perdere poi il collegamento con i vari paesi per i risultati finali: cori da stadio e geopolitica, un mix che difficilmente si può trovare altrove.

Perché vederlo, quindi? Perché si tratta della più grande competizione canora del pianeta, uno show che l’anno scorso, solo per fare dei numeri, ha visto davanti lo schermo quasi 200milioni di spettatori di tutto il mondo. E poi perché è un’occasione di guardare con occhi diversi questa entità misteriosa che è l’Europa. Per molti di noi collocare sulla cartina paesi come l’Armenia o la Lettonia è complicato e una festa come questa ci può mostrare quanto poco sappiamo di geografia (e di conseguenza della storia) del nostro continente dal punto di vista fisico e politico. All’Eurovision passano in rassegna gusti, stili musicali, sonorità diverse, che spesso rappresentano quello che ti aspetti dal quel paese. Nomi come Jessica Mauboy, Alexander Rybak o Saara Aalto non dicono nulla ma a casa loro sono delle vere star. Chi tuttavia si avvicinerà all’Eurovision credendo di trovare qualcosa che risponde a un determinato codice festivaliero a cui siamo abituati, di fronte a questo spettacolo si troverà ad avere le vertigini. Innanzitutto è tutto eccessivo: fuochi d’artificio, effetti speciali, paillettes e spacchi vertiginosi, nani e ballerine. Per quanto il vincitore dell’anno scorso abbia portato una ventata di cambiamento rispetto allo standard (“music is not fireworks” disse un anno fa Sobral evidenziando la distanza tra il suo brano lieve paragonabile a una carezza rispetto allo schiaffo dance di alcuni o alle velleità operistiche di altri) quest’anno il passo non è cambiato come forse ci si sarebbe aspettati. Ascoltati di fila tre quarti dei brani sembra di essere nella pista dell’Aquafan degli anni ’90.  Mood unico, poco cuore e tanto fuoco (quanto piace l’elemento pirotecnico all’Eurovision) hanno fatto perdere per strada la componente etnica di ciascun paese. Intendiamoci, non vuol dire che l’Italia debba portare la tarantella e la Spagna suonare le nacchere ma semplicemente miscelare per bene un ingrediente tipico in una canzone che dovrebbe puntare a far emozionare. Uno dei problemi potrebbe essere che l’Eurovision sembra l’ufficio di collocamento per i fuoriusciti dei talent europei e questo, si sa, dà una bella piallata a qualsiasi ruvidità che musicalmente ha anche i suoi lati positivi. 

“All aboard” recita il claim di quest’anno, “tutti a bordo” perché l’Eurovision è una manifestazione inclusiva che ha rispetto, tolleranza e uguaglianza come parole chiave. In giro per strada nelle capitali dove si svolge la manifestazione i fan di paesi diversi si stringono la mano, canticchiano i brani dei “rivali”, e sono “costretti” a votare per qualcun altro secondo il regolamento (cfr. https://eurovision.tv/about/rules). È come se le grandi competizioni sportive si depurassero dalle bottigliate e si scambiassero sorrisi e canzoni. E forse anche solo per questo si può passare una serata a fare il tifo per la musica. In fondo all’Italia quest’anno, visto come sono andate le qualificazioni ai Mondiali, è rimasta solo questa. 


Per saperne di più eurovision.tv | ***Fotografie di Guido Calamosca

Giornalista, scrive quello che vede come se fosse al bancone del bar. Vive a Bologna. Co-autrice di Grand Tour Bologna. Il suo blog su Medium: https://medium.com/@folladicuriosi