Il moderno Ulisse

Se potessi dare un titolo a questo post lo intitolerei:

Ho spesso sentito parlare di Itaca come metafora di una società nuova, fatta di uguaglianza e lotte sociali per la costruzione di un mondo migliore. Non mi ero mai reso conto, però, di essere io stesso un moderno Ulisse. 

Qualche giorno fa il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti era in visita al porto di Pozzallo, la città nella quale sono cresciuto che si trova più a sud di Tunisi. Non so come Graziano Delrio ci sia arrivato, ma certamente per lui non è stato così difficile come lo è stato per me.

Quando lui si trovava a due passi da casa mia, io ero dall’altra parte del Canale di Sicilia, a sperare che il mare si calmasse e permettesse al catamarano che collega Pozzallo con Malta di partire.

Raggiungere la Sicilia è sempre stato molto costoso ma sta diventando quasi impossibile negli ultimi anni: un volo per Catania, aeroporto internazionale più importante dell’isola, può costare quanto un volo da Roma a New York.

Ho cercato e ricercato possibili soluzioni con scali improbabili dal nord al sud dell’Europa, per ritornare alla mia Itaca, alla fine ho deciso che i pochi risparmi che ho messo da parte non potevano essere spesi per un solo biglietto aereo. Così ho intrapreso un viaggio di un paio di giorni, uno di quelli che sai quando parti ma non sai di preciso quando arriverai.

Per raggiungere la Sicilia dalla Francia in tempo per Natale ho comprato un biglietto low cost e viaggiato con una nota compagnia irlandese. Non avrei voluto far pagare il mio ritorno a casa ai moderni schiavi della Ryan, ma un volo per Malta era l’unica soluzione praticabile ed economicamente sostenibile per me.

Dall’aereo ho visto casa, è stato emozionante come sempre. Anche se le sono passato attraverso, senza potermi fermare. La tremenda maledizione di vederla e non poterci arrivare, almeno non così facilmente. La telefonata della compagnia marittima il giorno prima lo aveva confermato: “Giovedì non si parte. Venerdì neppure. Aspettiamo di conoscere le condizioni del mare per i giorni successivi e speriamo di riuscire a partire sabato”, mi avevano detto.

Arrivato in aeroporto, ho quindi cercato altre possibili soluzioni per raggiungere la Sicilia ma l’unico volo con posti ancora disponibili era quello del 24 dicembre, con arrivo alle 9 di sera, «giusto in tempo per perdere la cena della vigilia», ho pensato.

“Vuole veramente che le dica il prezzo?”, mi domanda l’operatore, «meglio di no», rispondo, e me ne vado. In esilio per due giorni a Malta come un moderno Ulisse affronto la folla inferocita che vuole imbarcarsi per raggiungere la Sicilia, non consapevole dell’onda lunga e del mare mosso. Un’altra ora di ritardo, per non abituarsi troppo a sentirsi quasi arrivati.

Dopo quattro giorni di viaggio (incluso il primo in terra francese per raggiungere l’aeroporto di partenza) tocco terra e penso che le disuguaglianze si misurano anche in base alla possibilità di partire e tornare. La mia Itaca, quella che io sogno, è un’isola dove tutti possono muoversi con facilità senza dover impiegare quattro giorni per trascorrere poche ore di vacanza in famiglia.

World citizen, human rights activist and defender, ecologist, egalitarian. Vagabond traveler.